Agata, trecce di mandarino

ALLA CORTE DEI GONZAGA   

…Quando una bimbetta dei nostri giorni si spinge ben oltre la fantasia  

Trecce di mandarino“Iiio! non ne posso già piùùùùù” sbuffa Agata-trecce-di-mandarino all’orecchio dell’amica, interessata un granello più di lei alla lezione di chimica.

“Vuoi che ti cacci fuori anche stavolta?”.

Magari Simorap, così mi sgranchisco un po’ le gambe in cortile. Qui mi sta crescendo la barba”.

“Allora? Che si dice là in fondo?” sbotta come un tuono la Prof. Carolisi, fresca di messa in piega, lo sguardo stralunato da un paio di enormi occhialoni da miope. “Agata, sempre tu! Se hai tanta voglia di parlare perché non vieni alla lavagna? Forza!”. Lo sguardo severo di chi non ammette repliche, la Prof. sembra più imbalsamata che mai oggi, in piedi come un soldatino di piombo, e dietro di lei una lavagna soffocata di numeri, formule, equazioni… un universo incomprensibile e molto noioso per Agata che ama più di ogni altra cosa imbrattare le sue tele giganti di forme astratte, girandole, macchie di colore e spruzzarsi di tempera dalla testa ai piedi. E poi, togliersi le scarpe e camminarci sopra, fino a ballarci il tip-tap. 

E, invece, se ne deve stare lì, infilata in un grembiule nero come la pece, ad ascoltare la Prof-capelli-di-stoppa-muso-di-furetto che parla degli elettroni e dei protoni, del peso atomico e delle reazioni chimiche… Accetterebbe di mangiare anche tutti i giorni quell’orribile minestra di porri che le suore cucinano il martedì, pur di barattare le formule di chimica con i racconti sui cavalieri medievali e le dame del Rinascimento della Prof-indiana-Jones.

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